07 dic 2017

Fortuny
pittore di abiti

Cécile Beuzelin
Fortuny, pittore di abiti

Mariano Fortuny, Vestito Delphos e capotto, circa 1919-1920. Collection Palais Galliera © Stéphane Piera / Galliera / Roger-Viollet

Il Museo Galliera dedica per la prima volta in Francia una mostra a Mariano Fortuny (Granada, 1871 - Venezia, 1949) che, come Leonardo, era un artista completo: inventore, pittore, fotografo, creatore, collezionista e un amante dell'arte, a volte anche descritto come un alchimista della moda.

"Sono sempre stato interessato a molte cose, ma dipingere era il mio vero lavoro." Mariano Fortuny

Di origine spagnola, si trasferisce a Venezia nel 1888 dove lavora con sua moglie, Henriette Nigrin. Il Palazzo Pesaro-Orfei è da considerarsi l'espressione del progetto d'arte totale di Fortuny ("Gesamtkunstwerk"). Un "Palazzo-laboratorio" che decora e in cui sviluppa la sua incessante ricerca sui tessuti. Genio tecnico dei tessuti, pieghe, coloranti, stampe, deposita con la sua moglie diversi brevetti. È a lei in realtà che dobbiamo l'invenzione della famosa piega indeformabile dell'abito Delphos.

Mariano Fortuny, Garza di seta nera stampata d'oro, circa 1910-1911. Collection Palais Galliera © Stéphane Piera / Galliera / Roger-Viollet

Fortuny trae la sua ispirazione dalla Grecia antica, dalla pittura rinascimentale italiana e dalle tecniche di stampa giapponesi "Katagami" per creare abiti moderni e senza tempo. Recupera direttamente le scoperte archeologiche fatte sull'isola di Cnosso nel 1901 per l'elaborazione dei motivi ornamentali dello scialle Knossos. Indossato come un sari, lo scialle in cui ci si avvolge è sinonimo di liberazione del corpo femminile. Allo stesso modo, le pieghe e il taglio del vestito Delphos sono ispirati direttamente dal chitone dell'Auriga di Delfi. Quasi una vestaglia da camera, troppo stretto per essere indossato in città e nella società, l'abito è molto popolare presso le donne emancipate come Isadora Duncan. Per creare questa piega inimitabile ed estremamente fragile, Fortuny sviluppa un dispositivo specifico più efficace della semplice piegatura a mano. Per mantenere la sua piega l'abito Delphos deve essere legato e arrotolato e viene venduto in una scatola circolare.

Mariano Fortuny, Taffetà di seta grigio piegato, circa 1919-1920. Collection Palais Galliera © Stéphane Piera / Galliera / Roger-Viollet

Ma è davvero nell'arte della tintura e della stampa che Fortuny prende tutte le sue dimensioni come pittore e alchimista della moda. Ogni pezzo di stoffa è un'opera d'arte unica, per la quale utilizza il processo di tintura graduale, che funziona aggiungendo strati di colori successivi, come le velature della pittura a olio rinascimentale. Viene chiamato "Tempera Fortuny". 

Tutte le tinte sono fatte al pezzo e in gran parte con pigmenti naturali (cocciniglia, indaco). Fortuny cerca di essere il più vicino possibile ai colori della natura. Da questo punto di vista il catalogo dei tessuti della casa è eloquente: blu rondine, bianco cigno, grigia alba, rosa pallido, malva evanescente. Come Carpaccio, Tiziano o Tintoretto, pone il colore e la luce al centro del suo lavoro. La seta con i fili triangolari dell'abito Delphos è, ad esempio, ricoperta di albumina per riflettere la luce in modo esponenziale. Raggiunge nei suoi tessuti delle profonde sfumature e delle nuance cangianti mai eguagliate, che gli valgono diverse descrizioni dei suoi abiti da parte di Marcel Proust nella Prigioniera (1923) dove paragona lo scintillio del profondo blu dei suoi tessuti alla luce azzurra delle acque del Canal Grande.

Mariano Fortuny, Modella in vestito Delphos, circa 1920. © Fondazione Musei Civici di Venezia – Museo Fortuny

La mostra si tiene al Museo Galliera a Parigi, dal 4 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018.

palaisgalliera.paris.fr

fortuny.visitmuve.it

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Cécile Beuzelin

Cécile Beuzelin

Made in Pointe-à-Pitre. Storica dell'arte, specialista di pittura italiana del Rinascimento, borsista dell'Académie de France a Roma - Villa Medici, insegna all'Università di Parigi 1 Panthéon-Sorbonne e all' École du Louvre. È autore di libri e articoli sull'arte italiana del Rinascimento e è stata co-curatrice della mostra Raphaël : les dernières années (2012, Louvre/Prado). Appassionata per la creazione sotto tutti i suoi aspetti, porta uno sguardo di ricercatrice e teorica sul mondo dell'artigianato per contribuire all'apertura tra mondo patrimoniale e creazione contemporanea.

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