17 dic 2014

Benoit Aguelon
ARTIGIANO E FONDATORE
DELL’ATELIER BLAISE DE SÉBASTE

Léandra Ricou
BENOIT AGUELON ARTIGIANO E FONDATORE DELL’ATELIER BLAISE DE SÉBASTE

Ritratto di Benoit Aguelon. Credits: Blaise de Sébaste.

Benoit Aguelon, 37 anni, consulente per grandi imprese e fondi di investimento, ha deciso di dare un taglio alla sua carriera professionale e di dedicarsi alla sartoria. Ha appena fondato l’atelier Blaise de Sébaste con François Coffy, incontrato presso l'Association Formation Tailleur. L’atelier Blaise de Sébaste realizza in gran parte pantaloni ma anche abiti, cappotti e camicie su misura, tutti in maniera artigianale. Made in Town ha voluto saperne di più sul suo percorso atipico.

Credits: Blaise de Sébaste

Léandra Ricou: Cosa ti ha portato a interrompere il tuo percorso professionale? Qual è stata la molla di tutto questo?

Benoit Aguelon: Cambiare il mio universo professionale è apparso come una necessità. Ho condotto una riflessione quasi filosofica sulla mia vita, in particolare sulla mia carriera, che mi ha permesso di capire che cosa volevo fare, in quali condizioni, e soprattutto quello che volevo trasmettere un giorno ai miei figli. Così ho riflettuto sul modo migliore per passare da una vita rigorosamente intellettuale a una più squisitamente materiale. Lavorare per una grande azienda, ti porta a essere un semplice tassello di un grande ingranaggio. Non mi volevo vedere come parte di un tutto, ma come un tutto. Il metafisico René Guénon oppone il «regno della quantità» al «regno della qualità». Più semplicemente, confronta il funzionamento di una grande entità che alla fine tende a diluire le responsabilità, con un'entità minore che si basa esclusivamente su un requisito di qualità. Durante la prima parte della mia vita, ho acquisito capacità intellettuali, non tenendo in considerazione quelle manuali, che hanno finito per creare una certa mancanza. Una mancanza che ho riempito oggi!

Credits: Blaise de Sébaste

LR: Qual è stata la reazione di parenti e amici rispetto a questo cambiamento?

BA: In primo luogo lo stupore che si è poi trasformato in scetticismo o addirittura in invidia. Inoltre, una delle mie migliori amiche si sta oggi dedicando alla pasticceria. Come me, voleva rompere con un certo tipo di lavoro d'ufficio. Nel complesso, nessuno ha rifiutato la mia idea. Ho avuto la fortuna di ricevere un sostegno reale da parte di tutti.

LR: Che cosa ti ha portato a diventare un sarto?

BA: Per la cronaca, ho anche considerato di fare il tagliatore di pietra, ma mi sono detto che sarebbe stato comunque difficile portare il lavoro a casa. (Ride) Così mi sono orientato verso l’abbigliamento. Ho sempre avuto un certo gusto per l'abbigliamento in generale. Questo interesse deriva, probabilmente, anche da una tradizione di famiglia. I miei genitori e i miei nonni erano commercianti. In una stirpe di bancari e assicuratori, qualcuno di loro ha deciso di lavorare con le mani. Se dicessi che sono cresciuto dietro una macchina da cucire, sarebbe una bugia. Fino ad ora, sono sempre stato interessato più all’estetica dei capi che alla loro  realizzazione. Avevo già cucito un paio di pezzi, ma la prima volta che ho seriamente preso l’ago in mano è stata quando ho iniziato il corso di [Association Formation Tailleur, ndr]. Con reale motivazione e soprattutto con modestia, una modestia dovuta nei confronti del saper fare. Dopo aver seguito le orme intellettuali della mia famiglia, ho scelto un ramo più manuale.

Credits: Blaise de Sébaste

LR: Come sei arrivato a fondare il tuo atelier?

BA: Il numero di artigiani-sarti in Francia è oggi al minimo storico, con il rischio che questa  professione scompaia definitivamente in assenza di rinnovamento. Questo per quanto riguarda l'analisi del settore. Dal punto di vista personale, non ho voglia di lavorare in un grande laboratorio che si basa sull'organizzazione del lavoro vicina alla confezione. Anche se dotati di grande talento, i dipendenti sono spesso specializzati in una sola fase di produzione e non hanno alcuna visione d'insieme del processo di fabbricazione. D'altra parte, mi sono subito reso conto delle difficoltà di andare a lavorare in un atelier con il mio bagaglio professionale. In un settore che rimane tradizionale, percorsi alternativi e di carriera non sono comuni. Il datore di lavoro non è ancora al passo con il mercato nel modo di selezionare e assumere i dipendenti. Fatte queste considerazioni, la prospettiva di iniziare la mia attività è venuta da sé. Dopo, è partita la sfida di creare di una società, acquisire una clientela, una clientela nuova che forse non era mai andata dal sarto.

LR: In che misura questa nuova attività ha cambiato la tua vita? Anche nel quotidiano, intendo.

BA: Sono molto più attento all’abbigliamento delle persone che incontro. La sartoria è impegnativa, a volte faticosa e stressante, ma paradossalmente anche molto rilassante. La realizzazione di alcune fasi e, infine, il completamento del pezzo è accompagnato da un vero e proprio senso di appagamento. Questo sentimento ha sostituito la frustrazione che a volte sentivo quando, nell’ambito della mia attività di consulenza, ritornavo incessantemente sullo stesso progetto che sembrava non avere mai fine. In confronto, la preparazione e la consegna di un capo di abbigliamento può portare riposo e soddisfazione, anche se, nel corso degli anni, dovremo lavorare di nuovo sullo stesso indumento per recuperarlo e adattarlo alle mutevole fisionomia del cliente. Questa appuntamento annuale che fisso con i miei clienti per eventuali modifiche è un’ulteriore garanzia di qualità del nostro servizio. Quindi sì, preferisco l'idea di evoluzione a quella di rinnovamento.

LR: Che consiglio daresti a qualcuno che vuole intraprendere questa carriera?

BA: Innanzitutto la perseveranza che non deve essere svincolata dalle valutazioni personali, familiari e finanziarie. Lanciarsi in una nuova attività è un vero e proprio investimento. Bisogna sapersi circondare di persone giuste. Dopo, è un lavoro di modestia ….

www.blaisedesebaste.com

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