14 gen 2015

François Coffy
ARTIGIANO E FONDATORE
DELL’ATELIER BLAISE DE SÉBASTE

Léandra Ricou
François Coffy Artigiano-sartoBlaise de Sébaste

Ritratto di François Coffy. Credits: Blaise de Sébaste.

François Coffy, 25 anni, ha abbandonato i banchi della Facoltà di Giurisprudenza e ha accantonato il codice civile in fondo alla sua biblioteca per seguire la sua passione per l'abbigliamento e l'artigianato. Ha fondato, in tandem con Benoit Aguelon, l’atelier Blaise de Sébaste e si è iscritto all'Association Formation Tailleur. L’atelier Blaise de Sébaste realizza in gran parte pantaloni ma anche abiti, cappotti e camicie su misura, tutti in maniera artigianale. Made in Town ha voluto saperne di più sul suo percorso atipico.

Léandra Ricou: Cosa ti ha portato a interrompere il tuo percorso professionale? Qual è stata la molla di tutto questo?

François Coffy: Il mio interesse per abbigliamento risale agli anni del liceo. Ho capito subito che questo faceva parte del contratto sociale. L'abito è un riflesso della nostra personalità. E’ anche un modo per mostrare il proprio rispetto nei confronti degli altri. Ogni contesto ha il proprio codice di abbigliamento. So che alcune persone scelgono di rompere questo codice; io preferisco rispettarlo.

Durante una passeggiata per le strade di Parigi – ammetto che mi capitava spesso di vagare per la città quando ero uno studente in legge (ride) - mi sono imbattuto nel negozio di Charvet [società francese di creazione e produzione di abbigliamento su misura e prêt-à-porter, ndr]. Il piano terra è dedicato agli accessori (cravatte e papillon). Ho spinto la porta con la stessa avidità con cui un bambino entra in un negozio di caramelle. Volevo assaggiare e toccare tutto. E’ in quel momento che ho capito di essere interessato al mestiere di artigiano e alla manifattura. Ho passato ore a fare ricerche su Internet per saperne di più sulla sartoria. Tutto quello che ho letto ha confermato il mio desiderio di lavorare in questo settore.

Credits: Blaise de Sébaste

LR: Qual è stata la reazione di parenti e amici rispetto a questo cambiamento?

FC: A quel tempo, ero soffocato da un percorso universitario che non mi si addiceva. Tuttavia, proseguivo negli studi perché sapevo che sarebbe stato più difficile convincere i miei genitori. E più in generale, la mia famiglia. Da quando ero bambino, sono sempre stato condizionato dall’idea di formazione accademica. I miei genitori hanno fatto tanti sacrifici per garantirmi una carriera di successo. Ma per loro questa non coincideva con un lavoro manuale. Eppure loro stessi sono dei ristoratori. Ma volevano che prendessi una strada diversa. All'annuncio del mio cambiamento erano quindi sotto shock.

Convinto fosse la giusta strada da intraprendere, ho lasciato la facoltà di Giurisprudenza per tornare a Lione. Lì ho lavorato  per un anno e mezzo in una fabbrica per mettere da parte i soldi per pagarmi un corso di formazione da sarto. Capivo lo shock che avevano provato i miei genitori e non mi sentivo di chiedere loro di supportarmi economicamente nella mia nuova svolta professionale. E’ stato anche un modo per mostrare loro che il mio progetto era basato su forti convinzioni e non su una scelta improvvisata.

Oggi, l'idea ha preso piede. I fatti parlano. Non sempre è stato facile. Nei momenti di dubbio, le convinzioni vacillavano. Ho davvero fatto la scelta giusta? Non sto intraprendendo una strada che conosco molto poco? Al di fuori del contesto familiare, la mia cerchia di amici era composta principalmente da studenti di legge, medicina, ingegneria. Alcuni di loro hanno trovato l'idea originale, altri ritenevano che l’immagine del sarto non mi si addicesse affatto. E' stato difficile non poter contare sugli amici per quietare i miei dubbi.

Credits: Blaise de Sébaste

LR: Che cosa ti ha portato a diventare un sarto?

FC: Da bambino ho trascorso un sacco di tempo con i miei nonni che vivevano in montagna. Mio nonno lavorava la terra, il legno, etc. Fin da bambino, ho sviluppato un interesse per il lavoro manuale. Mi affascinava l'idea di trasformare la natura. Paradossalmente, il lavoro manuale è sempre stato molto presente attorno a me. Tutti questi elementi hanno plasmato il rispetto che ho per l'artigianato, senza che lo pianificassi.

Come accennato in precedenza, ho sviluppato un interesse per l’abbigliamento durante gli anni della scuola. Naturalmente ci sono stati alcuni passi falsi. (Ride) Come tutti gli altri ragazzi, ho iniziato a seguire la moda, ma poi molto rapidamente mi sono sentito frustrato dalla moda stessa. Così sono andato a scoprire cosa ci fosse dietro un capo d’abbigliamento. Quello che cerco prima di tutto è la qualità e l'esclusività di un capo. Questa stessa esclusività che si trova quando ci si rivolge a un sarto. Perché anche si sceglie lo stesso tessuto, lo stesso taglio, ci saranno sempre delle irregolarità. Sono le irregolarità della mano che rendono ciascuno capo unico.

Prima di iniziare la formazione [Association Formation Tailleur (AFT), ndr], non avevo mai tenuto un ago in mano. Questo è uno dei motivi per cui è stata una scelta particolarmente difficile da accettare. Quando ho cucito il mio primo capo, avevo ancora dubbi sul fatto che mi potesse davvero piacere. Ho iniziato alla cieca. A essere onesti, non ho neanche fatto il tradizionale stage iniziale per capire se potesse piacermi o meno.

Credits: Blaise de Sébaste

LR: Come sei arrivato a fondare il tuo atelier?

FC: Non voglio nasconderlo, l’atelier è un'idea di Benoit. A scuola [Association Formation Tailleur (AFT), ndr], abbiamo potuto vedere i profili degli ex studenti. In tutta onestà, non è stato molto incoraggiante. La maggior parte lavorava per grandi atelier in cui spesso si lavora per compartimenti stagni. Credo fermamente che tutto questo sia utile per imparare il mestiere e crescere, ma in fondo, avevo paura di ripetere quotidianamente le stesse azioni e non progredire affatto. Se è difficile accedere a questi grandi atelier, penso che sia altrettanto difficile uscirne.

Ecco che una domenica, ho accettato l’invito di Benoit con altri compagni di scuola. E’ stato in questa occasione che ci ha esposto l'idea di creare un nostro atelier. Un'idea che mi ha attratto da subito. Ho visto immediatamente le opportunità che avremmo potuto cogliere. Ero anche ben consapevole che si trattava di un rischio ma ne valeva la pena. Con Benoit, che è più qualificato di me in questo campo, per via del suo percorso professionale, ho imparato tanto circa le procedure amministrative, indispensabili per la creazione di una società, così come l’aspetto gestionale. Non avrei mai potuto cogliere questa opportunità se fossi entrato a lavorare per un grande atelier.

Credits: Blaise de Sébaste

 

LR: In che misura questa nuova attività ha cambiato la tua vita? Anche nel quotidiano, intendo.

FC: Potrebbe sembrare stupido, ma quando mi alzo al mattino, io sono felice. Se ripenso a tutti quei risvegli difficili, quando ero ancora uno studente di legge ...

Presto molta più attenzione al modo in cui le persone si vestono, soprattutto gli uomini. Mi colpiscono tutte quelle persone che si vestono eleganti ma con materiali sintetici. Questa perdita dell'idea di eleganza mi rattrista. Essere un artigiano ha trasformato l’idea che ho di me stesso e del mio lavoro. In particolare, la ricerca di una perfezione che non si raggiungerà mai, ma che rende questo lavoro speciale. La ricerca di voler sempre fare meglio la applico a cose che non hanno nulla a che fare con il lavoro. Ne sono fortemente influenzato, forse un po’ troppo a volte. (Ride)

LR: Che consiglio daresti a qualcuno che vuole intraprendere questa carriera?

FC: Se quando ti alzi al mattino non sei felice, ti consiglio di riconsiderare la tua vita. Ci deve essere un errore da qualche parte. Ho amici che hanno continuato la loro formazione, che oggi hanno un lavoro, ma non si sentono appagati. Da parte mia, mi pento di aver aspettato così a lungo. Dopo, occorre naturalmente valutare i rischi e dotarsi dei mezzi per seguire il percorso che è stato scelto. Non ci si deve lanciare nel vuoto. Nella fascia di abbigliamento maschile di alta gamma, credo ci siano grandi opportunità nel nostro paese.

www.blaisedesebaste.com

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