08 lug 2015

Omaggio a Micol Fontana

Pascal Gautrand
Omaggio a Micol Fontana

Micol Fontana, una delle tre sorelle fondatrici nel 1943 a Roma della maison Sorelle Fontana, si è spenta all’età di 101 anni, lo scorso 12 giugno. Nella prefazione di La Donna su Misura, pubblicato nel 2011, Micol Fontana ha generosamente offerto il suo punto di vista sulle evoluzioni del sistema della moda attraverso il racconto di una vita dedicata a essa.

Nel corso dei suoi ultimi anni di vita, il suo obiettivo è stato quello di condividere con le nuove generazioni il sapere raccolto insieme alle sue sorelle nel corso di oltre mezzo secolo dedicato alla creazione. La fondazione Micol Fontana, costituita dalla stessa Micol nel 1994, persegue oggi questa missione con l’intento di protrarre la memoria di queste tre sorelle visionarie che hanno avuto un ruolo di prim’ordine nella fondazione e nel riconoscimento internazionale della moda italiana e del Made in Italy.

"Da quando abbiamo aperto il nostro atelier a Roma nel 1943, tra le mie sorelle sono sempre stata il piccione viaggiatore, quella che andava a portare Sorelle Fontana in giro per il mondo. Oggi, a quasi cent’anni, conservo tanti ricordi. La nonna e la mamma avevano già una piccola sartoria a Traversetolo, un paesino nel Nord Italia, vicino a Parma.

Non so se conoscete le donne della Pianura Padana. Sono donne forti, che si occupano della famiglia e al tempo stesso lavorano. Per tradizione, Zoe, Giovanna e io siamo cresciute con ago e filo in mano e ci piaceva pensare che nelle nostre vene scorrevano spille, non sangue.

A quei tempi – non come adesso – la mattina ci si vestiva da mattina, dopo pranzo ci si vestiva da pomeriggio e la sera ci si vestiva da sera. Per noi il vestito era sacro: doveva abbellire e aiutare la persona. Il segreto era far indossare il vestito giusto al momento giusto. Il consiglio da noi era d’obbligo. Era questo che le nostre clienti più amavano e apprezzavano. Il salotto di prova si trasformava in un confessionale: davanti allo specchio a tre luci, si mettevano a nudo e si raccontavano. L’alta moda era veramente un discorso psicologico, più che di sartoria.

Mentre Zoe e Giovanna si occupavano sempre dell’atelier, io ero brava nelle pubbliche relazioni. Dagli Stati Uniti al Giappone, ero sempre in viaggio per incontrare le clienti. A volte, mi trasferivo sui set cinematografici per seguire tutti i vestiti, come quando andai in Messico per Il sole sorge ancora insieme ad Ava Gardner. Agli inizi degli anni ’50, al Wardorf Astoria di New York fummo invitate a sfilare accanto al parigino Pierre Balmain. Un gran signore! Parlava un inglese perfetto. Io, non sapevo una parola né in francese, né in inglese. E impressionata, rimanevo zitta. Tutti sappiamo che all’epoca esisteva soltanto la moda francese, eppure il giorno dopo la stampa riconobbe il talento italiano. Eravamo pazze di gioia. Vi vorrei vedere indifferenti di fronte a una vittoria simile!

Ho un gran vocione – non bello ma grande – e da quel momento, ovunque andassi, avevo sempre questa voglia, al di là di far parlare di Sorelle Fontana, di dare anche voce alla moda italiana. Mi ricorderò sempre gli occhi puntati addosso quando, a una serata di gala al Metropolitan, indossavo un abito bianco con il carré verde e portavo il rossetto e un mazzo di fiori rossi, in omaggio ai colori della bandiera italiana. Feci scalpore per aver osato tingere anche i capelli di verde. Questo è stato l’inizio del Made in Italy.

I continui viaggi mi hanno poi aiutata a capire meglio come il mondo stava cambiando. Mi chiamavano la Zia d’America. Stavo sempre da un aereo all’altro con in valigia tre tubini – uno nero, uno grigio, uno blu – e tante giacche chiare da abbinare. Il mio modo di vivere mi ha portato a immaginare vestiti pratici e moderni, che rispondevano anche alle richieste delle mie clienti americane, loro stesse sempre di corsa, in giro a fare la spesa, a prendere i figli. E così siamo stati tra le prime case italiane d’alta moda a lanciare una linea di ready-to-wear. Una vita ricca di viaggi, esperienze e confronti, in bilico tra tradizione e innovazione, in lotta perenne per portare alti i nostri valori e creare qualcosa di più, di nuovo, per mettere in risalto la mia, la nostra cultura."

Micol Fontana

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