30 set 2015

L’ARTE DI FARE

Pascal Gautrand
L’ARTE DI FARE

Andreas Trobollowitsch prende il controllo del suo Ventorgano

La fabbricazione è un'arte. Le nozioni di arte e di saper fare sono state a lungo confuse. Occorre aspettare l’inizio del XX secolo, perché si arrivi a distinguere i due termini. Eppure molte pratiche artistiche contemporanee oggi riportano alla luce questa tematica e onorano l’artigianalità e il saper fare.

L'invenzione del ready-made da parte di Marcel Duchamp ne è senza dubbio la dimostrazione più chiara: queste sculture precostruite, che si tratti di un orinatoio o di un portabottiglie, provano che un'opera d'arte, per esistere e per essere firmata dal suo autore, non necessita di alcun saper fare particolare. L'artista è, al tempo stesso, esente da qualsiasi obbligo di produrre le sue opere, aprendo così il campo a decenni di arte concettuale e annunciando, persino, la morte della pittura. Al contrario, nel XX secolo, il know-how diventa prerogativa dell'artigiano il cui talento si limita cioè a saper fare degli oggetti di utilità quotidiana e decorativi, al massimo caricati di un senso estetico, ma privi di qualsiasi nozione artistica.

Già nella metà del XVIII secolo, il termine "Belle Arti" apparì e caratterizzò tutte le attività e le opere dove si manifestava la ricerca di un'espressione estetica. Le belle arti sono dedicate alla produzione di oggetti universalmente belli e si distinguono dalle arti - semplicemente dette - che si applicano alla produzione di oggetti quotidiani. Eppure oggi, sempre più artisti si appropriano di materiali e di saper fare, rendendo ancora una volta labile il confine tra arte e know-how, tra belle arti e mestieri. Tutto ciò, attraverso la realizzazione delle loro opere - ad esempio, con la creazione di dipinti tessuti o di sculture di legno o di ceramica - o, a volte, producendo collezioni di oggetti, accessori e abbigliamento, presentati in parallelo alle loro produzioni puramente artistiche.

Karina Bisch nel suo atelier. Credits: Karina Bisch.

L'artista francese Karina Bisch, il cui lavoro artistico assume diverse forme, come la pittura, la scultura e la performance, conta tra le sue produzioni la realizzazioni di numerosi abiti che lei stessa indossa o fa indossare ai protagonisti delle sue performance. La couture si trasforma qui in pratica artistica e offusca la distinzione storica tra arte e artigianato, tra piacere e utilità.

Da parte sua, l'artista viennese Andreas Trobollowitsch trasforma o realizza da sé attrezzi o strumenti che utilizza nelle sue installazioni o nelle sue performance sonore. L'utensile si eleva al rango di strumento e la sua fabbricazione diventa un gesto artistico, così come il suo utilizzo. Il fare ridiventa un'arte.

Con il suo progetto Painting for Living, Karina Bisch si spinge più lontano, attraverso l’appropriazione artigianale e la produzione di oggetti quotidiani proponendo delle piccole serie di foulard ricchi di grafismi e colorati, realizzati con la tecnica della pittura su seta.

Alcuni foulard della serie Painting for Living 2015, dipinti a mano da Karina Bisch. Credits: Karina Bisch..

 

Collezione Healing Chaplets, Made in Valentine, realizzata da Béatrice Valentine Amrhein. Credits: Made in Valentine.

Con le sue collane Made in Valentine, l'artista francese Béatrice Valentine Amrhein esplora la combinazione tra perline di legno, ricavate da rosari buddisti, e materiali naturali, come i cristalli, le pietre, i coralli o le ossa. Realizzate dall'artista stessa, la collezione Healing Chaplets va oltre i limiti classici, indaga il rapporto tra opera e oggetto e riscopre un territorio comune tra l’artista e l’artigiano.

Ritratto di Béatrice Valentine Amrhein al lavoro. Credits: Pino Gomes.
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