26 ago 2015

Johan Brunel
Designer e produttore

Pascal Gautrand
Johan Brunel Designer e produttore

Ritratto di Johan Brunel. Credits: Philippe Tapissier.

Johan Brunel ha progettato, con Samuel Misslen, la scenografia dello spazio Made in Town a Parigi. Selezionato da una giuria internazionale, fa parte dei borsisti 2015-2016 di Villa Medici. In questa occasione, Made in Town ha voluto saperne di più circa il suo approccio unico al design.

Pascal Gautrand: Ti presenti come un designer. Che cos’è per te il «design»?

Johan Brunel: La parola design è portatrice di molti significati. Per noi [Johan Brunel e Samuel Misslen che collaborano su molti progetti], il design è un insieme di pratiche che vanno dall'invenzione alla produzione, attraverso l'ingegneria, fino alla pura contemplazione. Tutti questi concetti si intrecciano tra di loro e guardano all’utilità. Questa parola generica ci permette, dunque, di intervenire su una più ampia varietà di progetti.

PG: Sei vicino al concetto di produzione. Quale importanza ha nella vostra pratica di progettazione?

JB: La fabbricazione è il punto di partenza della nostra pratica. Ci siamo incontrati presso l’Ecole nationale supérieure des arts appliqués et des métiers d’art (ENSAAMA – Olivier de Serres) nel laboratorio di scultura in metallo. E’ proprio la fabbricazione che alimenta il nostro progetto, dal momento che produciamo ciò che progettiamo. E’ impossibile disegnare un oggetto che non possiamo immaginare di realizzare. Ognuna delle nostre proposte deve essere concreta ed economicamente sostenibile. La prima tappa del nostro lavoro è una riflessione su ciò che è realizzabile con le risorse disponibili per risolvere un problema o proporre qualcosa di nuovo. Con la creazione di cose semplici, fatte con poche risorse, cerchiamo di trasmettere ottimismo.

PG: Qual è il primo progetto su cui hai lavorato come designer professionista?

JB: Si trattava tubi quadrati metallici su cui ci siamo intervenuti con delle forbici - una sorta di scalpello per battere il metallo. Per mezzo di colpi ripetuti, il metallo si muoveva in maniera interessante, diventando quasi morbido. Questa esperienza ha costituito l’inizio della nostra collaborazione. Il nostro primo incarico ufficiale è arrivato a noi da un amico che ha voluto un lavello in acciaio inox. Dopo vari schizzi, lo abbiamo realizzato con macchine manuali. Avevamo pochissimi mezzi a nostra disposizione: una molatrice, un trapano, una tagliatrice. Abbiamo fatto un lavoro apparentemente industriale giocando d’astuzia. Era sicuramente più divertente innovare sfruttando i pochi strumenti che avevamo a disposizione. Del resto, non sempre è necessario lavorare in un laboratorio di 300 mq per per realizzare oggetti notevoli!

PG: Come sei passato dal legno al metallo?

JB: La nostra formazione ci ha naturalmente guidati verso il metallo. Ma la lavorazione del metallo rimane rumorosa e disordinata. In un primo momento, abbiamo smesso di lavorare con strumenti rumorosi, sporchi o con sostanze inquinanti, senza però rinunciare al metallo. Abbiamo fatto tagliare alcuni pezzi da produttori specializzati perché potessimo realizzare solo gli assemblaggi. Questo ci ha resi più precisi nel nostro lavoro. L'uso di strumenti di progettazione 3D, che consentono di un controllo totale e di esternalizzare facilmente la produzione di alcune parti, ci ha consentito di passare dal XIX al XXI secolo. (Ride) E’ stato un modo nuovo di lavorare in collaborazione con altri atelier o produttori industriali. A poco a poco, ci siamo allontanati dal metallo, spinti dal desiderio di ampliare il nostro campo di esplorazione. La nostra scelta è caduta sul legno che è un materiale caldo e piacevole da lavorare. Questo non ci impedisce però di guardare con interesse a molti altri materiali! Ma, almeno, con il legno, abbiamo i mezzi per lavorarlo da soli. La sua natura fibrosa si presta a una molteplicità di forme.

PG: A questo proposito, hai partecipato al progetto Hand in Hand che mette in contatto designer e artigiani. Cosa ricordi di quell'esperienza?

JB: Quella stessa voglia di esplorare la materia ci ha portato ad accettare l’invito di Hand in Hand per lavorare con artigiani di Taiwan, specialisti del bambù, per creare oggetti di ispirazione contemporanea. Ai nostri occhi, il bambù è stato particolarmente interessante perché la sua lavorazione è vicina a quello che sappiamo del metallo e del legno. Il bambù a volte si comporta come un tubo metallico. Essendo anche produttori, siamo più propensi ad avvicinarci ad altre pratiche artigianali, anche quando si tratta di una disciplina sconosciuta. Le azioni dell’artigiano sono lo specchio delle nostre azioni. Molti artigiani - non tutti – lavorano su un patrimonio di azioni e di tecniche che a volte offuscano la bellezza delle tecniche stesse. Come in un bouquet di fiori, dove la ricchezza della sua varietà offusca la bellezza individuale di ogni singolo fiore. Quando sono troppi, non sappiamo dove guardare. Ciascun artigiano ha una produzione sorprendente e ammirevole - impressionante sia per la qualità che la quantità di lavoro. Abbiamo messo in evidenza solo alcune tecniche. La sfida per noi è stata di creare oggetti contemporanei ma basati su tecniche tradizionali. Oggetti che raccontano una storia straordinaria …

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