15 dic 2015

Fabien Cluzel
DALLA GEOLOGIA AL DESIGN

Credits: Mapp'Rando

E’ un fatto poco noto: i geologi e i geografi sono divisi sull’esatto perimetro della Montagna Nera. Per i primi, questa si sviluppa a ovest e a nord per raggiungere Castres e abbracciare Lacaune e Sidobre. Per gli altri, si limita al perimetro culturale e turistico che tradizionalmente le si associa.

Tuttavia, da un punto di vista strettamente geologico, la Montagna Nera è la punta meridionale del gigantesco altopiano del Massiccio Centrale, che spinge le sue pendici fino alla Linguadoca. È questa punta che, a seguito della formazione dei Pirenei e alla fusione della placca iberica, si è piegata alla fine dell'Eocene, circa trenta milioni di anni fa.

Come quella di Thomas Mann, questa montagna è magica. Rari sono, infatti, i massicci ricchi di così tante sfaccettature e climi. Tuttavia non si tratta di un miracolo, ma di una disposizione naturale fra tre vaste aree associate ai due versanti: un lato a nord-ovest (Monti di Sorézois e di Lacaune), un lato a sud est (Monti del Pardailhan, di Cabrières, di Faugères e di Minervois), e, infine, tra i due, una zona qualificata come secca (Massicci di Angles, di Lampy-Martys, i Monti di Saint-Gervais e la vetta della Montagna nera, il famoso Pic de Nore).

 

Panorama sulla Montagna nera

E’ in questo insieme complesso che il tempo e i movimenti della crosta terrestre hanno formato il tessuto minerario che ci protegge dalla furia del suo ventre vulcanico: granito, ardesia, marmo, pietra arenaria, calcare, quarzite, ma anche minerali preziosi oggi ormai esauriti. L'ultima miniera d'oro francese si è spenta a Salsigne dans l’Aude, circa dieci anni fa. La montagna per secoli elargì anche argento, rame e arsenico. Anche i romani ne estrassero ferro e piombo.

E così gli uomini, rifiutando di rassegnarsi all’oblio dei saper fare, continuano ancora oggi a estrarre materie prime che porteranno ricchezza.

 

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