11 feb 2015

Pascal Gautrand
VALÉRIE VISCARDI  EDIZIONI LETTERARIE LOUIS VUITTON

Ritratto di Valérie Viscardi

Basata a Parigi, Valérie Viscardi vanta quasi vent’anni di esperienza nel mondo dell'editoria e dell'arte in Italia e in Francia, i suoi due paesi di origine. Oggi è redattrice responsabile delle pubblicazioni delle edizioni letterarie presso a Louis Vuitton che produce contenuti video, digitali e cartacei.

Pascal Gautrand: Come descriveresti la tua visione del libro e dell'editoria?

Valérie Viscardi: Il mio interesse per il libro è innanzitutto emotivo. Ho sempre coordinato cataloghi di esposizione sotto la direzione di importanti committenti e curatori. E, anche oggi, ho un’attenzione particolare rispetto a questi oggetti: sono curiosa di scoprire le proposte e percorsi che offrono. Un po’ come quando si scopre un luogo, uno spazio particolare. A volte, mi interessa più della mostra stessa.

Questa nozione di spazio è stata ancora più evidente quando ho lavorato sull'adattamento di un libro in applicazione per iPad. Era tutto nuovo per me. Il contenuto era fondamentalmente lo stesso, ma l’abbiamo arricchito di elementi adattati alle potenzialità del nuovo mezzo. Così abbiamo sostituito alcune immagini con dei video, colonne sonore, immagini in 3D con un effetto visivo a 360 gradi. Ma la cosa più interessante in questo nuovo approccio ai contenuti, è stata la sua organizzazione e la sua creazione.

PG: In che modo questi nuovi media cambiano il modo di leggere?

VV: La lettura è tipicamente lineare, tuttavia in un'applicazione, è possibile accedere ai contenuti attraverso porte differenti. Un libro illustrato è un oggetto in 3D che di solito fornisce una lettura lineare del suo contenuto. L'applicazione di un libro è una piattaforma che offre un numero infinito di accessi per lo stesso contenuto. L'organizzazione del contenuto è diverso, il lettore può sentirsi più libero di viaggiare in questo spazio.

PG: Così, attraverso queste nozioni di spazio, di accesso, di gestione della costruzione o della navigazione, per il linguaggio utilizzato, la lettura non può essere considerata come uno spazio architettonico?

VV: Completamente! D’altronde, in Italia i grandi studi di architettura hanno delle divisioni in architettura propriamente detta, urbanistica, progettazione grafica, scenografia, perché per loro si tratta solo di modi diversi di organizzare i contenuti. La mostra è anche uno spazio. Quando lavoravo per Bompiani, lo stesso ufficio si occupava sia dei cataloghi che della scenografia della mostra, con una vera e propria coerenza nella scelta tipografica, per esempio.

PG: Come editrice, come consideri l’evoluzione nell’editoria con l'arrivo di questi nuovi media e applicazioni?

VV: Quando l'iPad e i tablet hanno fatto il loro ingresso irruento nel mercato, il mondo dell'editoria ha avuto paura che i libri potessero scomparire.

I più costosi e difficili da produrre sono i bei libri, perché vi è un testo, un costo per le immagini e i diritti, la qualità della riproduzione, etc. Tuttavia, penso che questo tipo di pubblicazioni abbia ancora un futuro nella versione cartacea, più che i libri di testo perfettamente adattabili ai tablet. Tranne forse per le enciclopedie o i libri illustrati per scopi didattici che possono essere adattati sui supporti digitali. Saranno più economici da produrre e la versione digitale avrà un valore aggiunto.

Tuttavia, un libro con un contenuto elaborato, una riflessione, una critica è molto più difficile da adattare. Occorre veramente pensarlo in maniera differente, a seconda che il documento sia cartaceo o digitale.

PG: Tutto questo ha cambiato il tuo modo di lavorare?

VV: Si richiede una maggiore flessibilità. La mia attività è un po’ particolare, perché lavoro per una maison del lusso e non una casa editrice tradizionale. Come editrice di libri illustrati, devo pensare da subito al progetto perché sfrutti i due tipi di media. Il contenuto deve essere considerato in modo diverso.

Quando gli editori sostenevano che il libro non avrebbe avuto più futuro, non ero per niente d'accordo. L’introduzione dei supporti digitali dona freschezza al libro illustrato, consente di rinnovarsi e andare oltre, alla ricerca delle origini delle cose. Questo porta a definire meglio la specificità di ogni formato. Andando indietro nella storia, le opere antiche che comprendevano miniature erano già oggetti che rivelavano una volontà di comunicare con le immagini.

PG: Sei interessata ai diversi modi di produzione di un libro e ai diversi mestieri dell’editoria?

VV: Certamente. Quando gli editori hanno cominciato a stampare libri in Cina, si è notato che  il tempo di produzione si è molto ridotto, ma le tempistiche di trasporto sono invece diventate molto lunghe. Quindi, non è l'ideale per i cataloghi, perché esiste un vincolo temporale molto importante. E’ meglio, dunque, farli stampare in Francia o in Italia per queste ragioni. Tuttavia, questo ha incoraggiato gli stampatori e i produttori europei a sviluppare nuove tecniche, nuovi documenti. Siamo stati in grado di fare nuovi inserti, mettere divisori, opuscoli, pop-up integrati nei libri. Questo ha permesso di tornare a degli oggetti reali, belli da vedere, sensuali, con un’ottima qualità della carta, ed edizioni speciali. Si tratta di una riflessione che sviluppiamo in seno a Louis Vuitton, dove facciamo uno sforzo perché l’opera sia lussuosa nella sua produzione e rispetti elevati standard di qualità.

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